ExtraMusicMagazine Review

Nel marzo del 2012 la prima demo-tape contenente tre brani originali.Ora ”Nameless”, l’Ep d’esordio.Gli Acid Muffin, power trio romano formatosi nel 2010, hanno sicuramente le idee molto chiare.Sanno il fatto loro, sanno verso quale tipo di sound si stanno indirizzando da un po’ di tempo a questa parte e, soprattutto, sanno scrivere e suonare molto bene.Le cinque canzoni racchiuse in questa prima vera e propria produzione discografica denotano una grande compattezza, e ciò non è sicuramente un fattore da sottovalutare, tantomeno da dare così per scontato.Le sonorità dell’Ep risentono moltissimo di tutto quel rock cosiddetto “alternativo” che a cavallo tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta è andato sempre più espandendosi e ibridandosi grazie alla nascita smisurata di strepitose band statunitensi capaci di dare nuova linfa ad un genere, il rock appunto, che proprio in quel periodo necessitava di un totale e sacrosanto rinnovamento.Dunque è da lì che sembrano prendere ispirazione gli Acid Muffin, vale a dire da gruppi come Dinosaur Jr., Jane’s Addiction, Mad Season, Alice In Chains, Soundgarden, The God Machine, L7 e chi più ne ha più ne metta.Chiaramente le componenti sonore del loro stile non si riconducono soltanto a quelle tipicamente americane di inizio anni Novanta.Si avvertono anche elementi propri di quei gruppi sempre d’Oltreoceano che si sono però affacciati sul mercato musicale mondiale soltanto sul finire del secolo scorso.Ecco dunque che il rock prodotto e sviluppato dal complesso capitolino finisca col raccogliere e col rielaborare elementi di grunge, di post-grunge, ma anche di funk e stoner.Già il primo brano in scaletta, ovvero Around The Hole, con il suo roboante riff portante, non fa che mettere in luce un perfetto mix tra il tipico taglio sonoro dei Pearl Jam e il cantato stiloso degli Incubus.Ritmi senza dubbio concitati contraddistinguono anche la successiva Just Another Way.Pure qui il suono è davvero tagliente, accattivante.Con Bones le trame tessute dalle chitarre elettriche di Marco Pasqualucci appaiono meno esplosive, e in effetti il brano appare nel complesso poco tirato e spregiudicato rispetto ai due pezzi precedenti, rivelando perciò un lato non prevedibile della band.Con On The Skin torna a prevalere l’incisività.Questo perché le parti curate dalle chitarre elettriche si fanno di nuovo travolgenti, mentre la sezione ritmica tiene tranquillamente botta.Anche in questo caso è determinante il ruolo rivestito dai riff efficaci di Pasqualucci, i quali vanno a dare estrema intensità ad un brano arrangiato con sapienza.Chiude poi l’Ep la nirvaniana Nothing Inside, traccia meno violenta rispetto a On The Skin, eppure convincente nel suo insieme per il modo in cui la band ha deciso di svilupparla.Insomma, niente male questo nuovo lavoro in studio realizzato dagli Acid Muffin, registrato nel mese di maggio e ultimato nel corso dell’estate (mix e mastering sono stati effettuati a luglio).Certo, sicuramente non straborderà di originalità.Tuttavia la sostanza c’è, ed è inequivocabile.xtm.it/review

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E’ un grunge rinfocolato e riadattato, una personale revivescenza del Seattle Sound, quella che prende corpo tra gli Acid Muffin.Nel 2010 due ex componenti dei Recidiva, Marco Pasqualucci (batterista) e Andrea Latini (cantante e chitarrista), danno vita al progetto di un duo musicale: il sopra citato per l’appunto.A infondere nuova linfa alla formazione, nel dicembre del medesimo anno, sarà l’ex bassista dei Nerodia, Davide Villa.Questa è la line up che nel 2012 si accinge alla registrazione del suo primo demo in studio.La tracklist annovera: ”Mr. Clean”, veloce,incalzante, rabbiosa, ”Frozen Shiver”, più sommessa e sofferta, e ”Spew in your face”.Nel maggio 2012 un nuovo bassista scalza il precedente, si tratta di Matteo Bassi.A distanza di un anno, nel maggio 2013, iniziano le registrazioni dell’ EP ”Nameless”, terminate in luglio.Risaltano pezzi come ”Around the hole”, dove la semplicità della tradizionale strumentazione grunge (chitarra-batteria-basso), che rifugge dall’effettistica, crea un sound puro e d’impatto.E’ un noise che è inscindibile dalla scarica di batteria serratissima, ma a cui tutti gli strumenti son coadiuvati, power chord di chitarra e ronzio roboante di basso.”Nothing inside” inizia con un arpeggio di chitarra che introduce una struttura musicale cara ai Nirvana: quella del piano-forte, il primo in coincidenza della strofa, il secondo presente nel ritornello.Un espediente che, attraverso l’alternanza di altezze e ritmi sonori, rende il brano orecchiabile senza troppo doversi allontanare dalla matrice rock.Inoltre la stessa tematica della canzone riconduce ad un senso di male di vivere, di vuoto, di perdita (“there is nothing here inside/there we lose everything”).Anche questo era un elemento base del grido riottoso che ci giunge da Seattle (si trattava della protesta contro l’America di Ronald Reagan).Quello degli Acid Muffin è un sound ibrido.Da un lato si colloca nell’alveo del grunge con sfumature hard rock (Pearl Jam, Hole, Screaming Trees), accantonando quegli accenti heavy metal (Alice in Chains, Melvins, Soundgarden) e punk (Nirvana, Mudhoney), a cui pure questo genere fu sottoposto; dall’altro sono comunque rinvenibili delle rielaborazioni e delle differenze con il grunge dei primi ’90 che lo avvicinano in maggior misura al “post”.La voce, pur sfociando in ritornelli rabbiosi, non tocca mai toni ringhiosi.Sempre profonda e intensa non presenta quell’avvilimento disperato, quell’angoscia, quella depressione, quella querula prostrazione che identifichiamo nella voce di Cobain.E ancora gli accordi degli Acid sono cristallini, lucidi, puliti, a differenza del primo grunge dal suono sporco, distorto, grezzo.Infine la prospettiva è più in direzione radio-friendly, come quella di Dave Grohl e i suoi Foo Fighters.A distanza di oltre vent’anni possiamo dire che, se l’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente, allora l’urlo del Grunge energizza anche l’Italia!musicmap.it/review