BLOG DELLA MUSICA – INTERVISTA

Gli Acid Muffin sono un trio di Rock sperimentale e melodico ispirato dall’Alternative degli anni 90. In Bloop, il loro nuovo album, hanno definito il loro stile musicale che li rende unici e riconoscibili. Blog della Musica li ha intervistati…

Acid Muffin benvenuti su Blog della Musica. In poche righe potete presentarvi ai nostri lettori?
Ciao, siamo un power trio Rock di Roma, Marco è il chitarrista e la voce della band, Grabiel è il bassista e si occupa anche dei cori, Andrea è il batterista.

Come vi siete incontrati e perché avete deciso di condividere un percorso musicale insieme?
Il progetto Acid Muffin nasce dalle ceneri dei Recidiva, una band punk/hardcore dove militavamo io (Andrea) alla chitarra e alla voce e Marco alla batteria. Dopo lo scioglimento dei Recidiva ci siamo scambiati di ruolo quasi per gioco e abbiamo cominciato a scrivere nuova musica. E’ successo in maniera naturale, senza pensare troppo a cosa stessimo facendo. Questo è stato l’inizio degli Acid Muffin.

Contaminazioni e ispirazioni. Gli Acid Muffin ascoltano molto la musica di….?
Nella primissima fase di scrittura ci siamo lasciati ispirare da band quali Stone Temple Pilots, Pearl Jam, Bush, Nirvana e Soundgarden per citarne alcune. Diciamo che hanno rappresentato per noi un punto di partenza ma sin dall’inizio la nostra intenzione è stata quella di trovare il nostro stile e il nostro sound. Sicuramente la scena Alternative Rock degli anni 90 ha lasciato un segno indelebile dentro di noi, ma non ci sentiamo vincolati da un genere specifico.

BLOOP: che disco è questo nuovo lavoro degli Acid Muffin secondo voi?
Bloop
 è stato un lavoro decisamente complesso, abbiamo scelto di produrre il disco totalmente in analogico e questo ci ha portati a studiare i suoni e gli arrangiamenti in maniera differente per ottenere la qualità desiderata. Durante le registrazioni c’è stato anche un cambio di line up che ha portato Grabiel a diventare il nuovo bassista della band. Questi fattori hanno inevitabilmente inciso sulle tempistiche e alla fine la produzione di Bloop è durata quasi 11 mesi ma è stata un’esperienza che ci ha permesso di crescere molto sia dal punto di vista artistico che da quello umano.

Dopo un anno di lavoro in studio, ora che il disco è finito avete qualche rimpianto? Qualcosa che potevate fare e non è stato fatto?
Avremmo voluto stampare una tiratura limitata di vinili, considerata la qualità dell’album e il lavoro che c’è stato dietro proprio per esaltare le dinamiche dei suoni. Purtroppo non è stato possibile investire economicamente in questo senso, siamo una band indipendente e tutte le spese gravano sule nostre spalle, ma non escludiamo che in seguito il disco possa essere ristampato in vinile.

Qual è il brano che si può proprio perdere del vostro BLOOP?
In realtà nessuno, abbiamo deciso l’ordine dei brani proprio perché funzionassero in sequenza riuscendo a creare una sorta di viaggio durante l’ascolto. Come già detto, abbiamo lavorato talmente tanto su ogni singolo brano che sarebbe un vero sacrilegio anche solo pensare di escluderne uno.

Ho letto che vi siete definiti: rock sperimentale, alternative, grunge, post rock… In BLOOP avete trovato una vostra identità più precisa?
Facciamo musica Rock e ci piace sperimentare in ogni direzione, ascoltiamo davvero di tutto e lasciamo che le nostre influenze si contaminino tra loro. E’ una costante ricerca della nostra identità e sicuramente dentro Bloop si è delineata ulteriormente la riconoscibilità del nostro sound.

Che strumentazione utilizzate? C’è un suono particolare che ricercate e che volete trasmettere?
La qualità riesci ad ottenerla con la giusta tecnica e la giusta strumentazione, chiaramente nel corso degli anni abbiamo adeguato la nostra backline alle nostre esigenze professionali. Il suono che cerchiamo è quello che ci fa emozionare, fondamentale per trasmettere il sentimento nascosto in ogni canzone.

C’è un messaggio che volete trasmettere con la vostra musica?
Ogni brano ha un proprio messaggio, ogni brano rivela la nostra natura e la natura di tutto ciò che abbiamo intorno.

I vostri prossimi progetti musicali?
Già da qualche mese stiamo lavorando al nuovo album, abbiamo scritto molte canzoni e non vediamo l’ora di tornare in studio, registreremo una pre- produzione il prossimo mese ma è ancora troppo presto per stabilire una data di uscita definitiva del nuovo album anche perché in parallelo stiamo lavorando per fare un altro tour in Europa in primavera. Incrociamo le dita e speriamo di poter annunciare a breve un bel po’ di news.

Ringraziamo gli Acid Muffin per aver trascorso un po’ di tempo su Blog della Musica.

BLOG DELLA MUSICA – Silvia Spadon (13/03/2018)

ROCK’S TEMPLE – INTERVISTA

1. Diamo il benvenuto agli Acid Muffin! Raccontateci come avete iniziato.

“Il progetto Acid Muffin nasce dalle ceneri dei Recidiva, una band punk/hardcore dove militavamo io (Andrea) alla chitarra e alla voce e Marco alla batteria.
Dopo lo scioglimento dei Recidiva ci siamo scambiati di ruolo quasi per gioco e abbiamo cominciato a scrivere nuova musica. E’ successo in maniera naturale, senza pensare troppo a cosa stessimo facendo. Questo è stato l’inizio degli Acid Muffin.”

 

2. Quali artisti vi hanno maggiormente ispirato?

“Nella primissima fase di scrittura ci siamo lasciati ispirare da band quali Stone Temple Pilots, Pearl Jam, Bush, Nirvana e Soundgarden per citarne alcune. Diciamo che hanno rappresentato per noi un punto di partenza ma sin dall’inizio la nostra intenzione è stata quella di trovare il nostro stile e il nostro sound.”

 

3. C’è un genere nel quale vi identificate maggiormente?

“Sicuramente la scena Alternative Rock degli anni 90 ha lasciato un segno indelebile dentro di noi, ma non ci sentiamo vincolati da un genere specifico. Facciamo musica Rock e ci piace sperimentare in ogni direzione, ascoltiamo davvero di tutto e lasciamo che le nostre influenze si contaminino tra loro. E’ una costante ricerca della nostra identità.”

 

4. Da cosa nasce il vostro primo EP “Nameless”?

“Dopo aver registrato una prima demo nel Marzo del 2012 c’è stato un cambio di line up, subentrato il nuovo bassista abbiamo ricominciato a comporre e nel giro di un anno siamo tornati in studio. Avevamo bisogno di realizzare un prodotto professionale che ci rappresentasse in maniera più completa prima di presentarci al pubblico.”

 

5. Per quanto riguarda il vostro album “Bloop” invece? Da cosa nasce e che lavoro c’è stato dietro?

“Abbiamo ricevuto feedback molto positivi dopo la pubblicazione di Nameless e ci siamo esibiti veramente ovunque per promuovere l’EP. Terminata la promozione abbiamo cominciato a scrivere nuove canzoni, la fase creativa è stata molto spontanea e questo ci ha permesso di avere molto materiale a disposizione per realizzare un nuovo album. Bloop è stato un lavoro decisamente più complesso, abbiamo scelto di produrre il disco totalmente in analogico e questo ci ha portati a studiare i suoni e gli arrangiamenti in maniera differente per ottenere la qualità desiderata. Durante le registrazioni c’è stato anche un altro cambio di line up che ha portato Grabiel a diventare il nuovo bassista della band. Questi fattori hanno inevitabilmente inciso sulle tempistiche e alla fine la produzione di Bloop è durata quasi 11 mesi ma è stata un’esperienza che ci ha permesso di crescere molto sia dal punto di vista artistico che da quello umano.”

 

6. Sono passati due anni da Bloop, questo 2018 potrebbe regalarci un nuovo album e\o altre sorprese?

“Già da qualche mese stiamo lavorando al nuovo album, abbiamo scritto molte canzoni e non vediamo l’ora di tornare in studio. Registreremo una pre-produzione il prossimo mese, ma è ancora troppo presto per stabilire una data di uscita definitiva del nuovo album anche perché in parallelo stiamo lavorando per fare un altro tour in Europa in primavera. Incrociamo le dita e speriamo di poter annunciare a breve un bel po’ di news.”

 

7. Avete suonato in molti live: quale ricordate con più piacere?

“Senza dubbio il tour in Germania con i Black Stone Cherry è stato qualcosa di incredibile, in particolare l’esibizione al Live Music Hall di Colonia è stata pazzesca. L’emozione di suonare davanti a migliaia di persone è indescrivibile, quella sera ci siamo scatenati sul palco e il pubblico ha veramente apprezzato la performance. E’ fantastico quando l’energia che sprigioni con la musica ritorna con gli applausi e le ovazioni e ti ricarica dopo ogni canzone.”

 

8. Che consiglio dareste agli artisti emergenti?

“Forse quello che abbiamo imparato noi dalle nostre esperienze può essere utile a tutte quelle band che si stanno affacciando ora sulla scena musicale underground. Non ci sono trucchi o scorciatoie, ci vuole tempo per trovare il proprio stile, servono impegno, coerenza e determinazione. Fatelo innanzitutto per voi stessi, andate dritti per la vostra strada e fatelo con il cuore.”

ROCK’S TEMPLE – Francesco Fatone (12/02/2018)